INSIDE #5

THE HANDS OF RESISTANCE

Stefano Baia Curioni in dialogo con Ali Kazma: è questa la proposta del quarto incontro del ciclo Openside.

L’interrogarsi sul significato dell’essere artista nella contemporaneità ci permette di affacciarci a poco a poco all’esperienza di Ali Kazma. Il centro ASK ha ben saputo studiare il sistema dell’arte, evidenziarne le relazioni, ma la voce di Ali ci dà accesso ad un intima visione, che una ricerca, seppur empirica, risulta incapace di rappresentare.

Ali ha da offrire idee, non storie: anche per questo ha smesso di fare film per dedicarsi ai video, per crearsi un accesso privilegiato alla produzione priva di regole narrative, priva di limiti, per vivere in aderenza al suo essere. Sperimentare diventa la via. Scuole di danza turche, operazioni chirurgiche, orologiai, ristoranti stellati francesi, animali, aziende, artisti, notai, prigioni silenziose su cui cade la neve, genetica, corpi: di tutto questo e molto altro è fatta l’affamata pratica artistica di Ali. Non importa cosa, ma il come, l’essenza di un mondo che gli appare continuamente enigmatico e complesso, di cui ci offre sempre diverse e libere possibilità di lettura e visione. E proprio in queste infinite associazioni possibili sta la resistenza creatrice di senso, in continua crescita, incapace di limiti.

Non c’è quasi mai individualità nelle sue opere, la presenza umana distoglie l’attenzione, porta a immaginare storie di altri, mentre Ali vuole la sua arte aderisca ad ognuno di noi, gli sembra questo l’unico modo affinché essa possa essere puramente intima. Il cambiamento accade solo quando andiamo, o per lo meno tentiamo di andare, oltre i limiti che abbiamo di fronte, materiali o mentali, autoimposti o meno che siano: la sida è mettersi in gioco, coinvolgersi, buttarsi per vedere dentro le cose di questa complessa affascinante realtà, slegarsi dal necessario angosciante bisogno di uno scopo.

Ogni cosa ne porta con se altre, da esplorare. Tutto diventa possibile quando l’assurdità del quotidiano sembra non conosca limite. Ali combatte la manipolazione, che si rivela oppressione. Ali vive la sua resistenza ricercando esperienze autentiche, in un panorama che pecca di eccessiva semplificazione, abbagliato dall’illusione dell’onniscienza. La sua arte ci aiuta a realizzare quanto poco conosciamo invece, quanto l’essere umano celi in sé un misterioso enigma, quanto la tecnologia che ci sfida nel quotidiano possa manipolare il nostro approccio non solo alla vita, ma persino alla morte.

“How to live is about death. How do I live, given that it is ending?”

Scritto da Barbara Nalin


Openside’s fourth meeting featured video-artist Ali Kazma in dialogue with Stefano Baia Curioni.

The question of the significance of being an artist today led to a discussion of Ali Kazma’s own experiences. ASK Research Centre is all too familiar with the study of the art system, but Ali’s voice offered an intimate perspective far out of reach of empirical research.

Ali prefers ideas to conventional stories, which was one of the reasons why he left film – a medium laden with high costs, managerial responsibilities, and narrative rules – for video. Turkish dance schools, surgical operations, watch repairs, French Michelin-star restaurants, taxidermied animals, companies, artists, notaries, quiet prisons covered in snow, genetics, and bodies all became subjects of Kazma’s video art. His hope, he said, is to present the world in all of its enigmas and intricacies.

“The world is a complex place, and with all the modern pressures to simplify it, you have to look a little bit more and resist the temptation to go with the marketed packaging that makes everything so easy.”

Kazma tries to distance himself from his video work as a way to let viewers experience it more intimately. He spoke of his dissatisfaction with his works featuring dancers, citing the difficulties of shooting something that was anything but sentimental. But he’ll probably try again soon.“It’s a nice thing not to be satisfied,” he said. “I try to fail better each time.”

Change only happens when we surpass- or at least try to surpass-the boundary lines set before us. Kazma applies this mindset to his approach to art and life in general: “What are the possibilities where I can push myself?” The biggest challenge is to set aside the agonising search for purpose,or a goal, in order to fully immerse oneself in the fascinating details of our quotidian reality. Kazma stands up to the oppressive oversimplification of the world through his quest for the authentic. His video art helps its viewers understand how much of the human being is shrouded in mystery by science and technology that not only affects our approach to life, but also to death: “How to live is about death. How do I live, given that it will end?”

Written by Barbara Nalin
Translation by Susana Puente Matos

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