INSIDE #4

ACADEMY, EDUCATION, ALTERNATIVES

Il terzo incontro dell’ormai affermato ciclo Openside ha visto dividersi la scena il Professor Baia Curioni e un’ospite di eccezione: Marta Kuzma. Scrittrice, curatrice, teorica dell’arte, Marta parte dalla scena Newyorkese, passando per la Kiev del contesto post sovietico -dove fonda il Soros Center for Contemporary art- e la direzione dell’Oslo Office for Contemporary Art, giunge alla recente nomina a vice cancelliere del Royal Institute of Art di Stoccolma.

L’appuntamento, dal titolo Academy, Education and Alternatives, ha visto confrontarsi i due relatori a partire dalla domanda del professore Baia Curioni: “Come si può educare una persona a diventare artista?”

Dare risposte non banali non è semplice, ma Marta, partendo dalla sua esperienza, ci ha offerto il suo spunto: “è necessario capire chi è la persona che si ha di fronte per poterla accompagnare nel suo percorso d’artista”. Il primo passo, fondamentale, per sviluppare un’educazione valida è quindi quello di guardare “alla sua storia e ai suoi sogni”.

Ed è proprio questo dialogo e questo confronto con gli studenti del Royal Institute che Marta sta cercando di instaurare, nonostante le resistenze al cambiamento da parte di quest’ultimo.

Procedendo attraverso il racconto dell’esperienza della Direttrice, un punto particolarmente rilevante è stato quello dell’internazionalizzazione: concetto sul quale si è puntato molto dagli 70’ in poi, ma che ha assunto oggigiorno un significato notevolmente diverso. Un tempo veniva considerato il fulcro di una crescita personale – per mezzo delle relazioni sociali e della possibilità di scoprire stili di vita e culture diverse. Ora, invece, è diventato un sinonimo di globalizzazione, di uniformazione del commercio, dei costumi e del pensiero, e gli studenti del Royal Institute iniziano a chiedersi se non sia più importante concentrarsi sulla propria realtà e sulle proprie radici.

Altra riflessione che Marta ci ha voluto offrire è stata quella sul desiderio, quasi necessità, da parte degli artisti, di esprimere un profondo dissenso nei confronti delle istituzioni in quanto tali. Rilevante sul tema è stata la testimonianza di Francesca Recchia, ricercatrice indipendente stabilita a Kabul: “questa anti-istituzionalizzazione da parte degli artisti dipende molto dalla realtà da cui provengono. Se in Svezia è un punto fondamentale, a Kabul invece gli artisti le istituzioni le cercano: è l’unico modo per vedere legittimata la loro arte.”

Il ruolo delle istituzioni nell’educazione in arte è rimane ancora una domanda aperta, con l’eccezione di un punto indiscusso: l’educazione non dovrebbe mai negare libertà dell’artista di esprimersi.

Scritto da Lorenzo Lesana e Nadia Troisi
studenti ACME


 

Openside’s third meeting welcomed Professor Baia Curioni and writer, curator, and art theorist Marta Kuzma. Kuzma was born in New York and went on to Kiev to found the Soros Center for Contemporary Art. She was director at the Oslo Office for Contemporary Art before arriving to her current position as Vice Chancellor at the Royal Institute of Art in Stockholm.

Baia Curioni guided the direction of the meeting, entitled “Academy, Education, and Alternatives”, through a series of questions, beginning with “how does one teach someone to become an artist?” 

Kuzma spoke from her experience: “It’s important to understand who the person is in front of you in order to accompany him on his path to becoming an artist.” The first step in providing an artist with a good education is to look “at his past and his dreams.” Despite facing resistance to change from the institution, Kuzma has been working on initiating this dialogue with art students at the Royal Institute.

A discussion of Kuzma’s work experience in the post-soviet world brought the Vice-Chancellor to the topic of internationalisation – an increasingly ubiquitous buzzword from the 70s onwards that seems to take on a new meaning on a daily basis. To some, “internationalisation” meant the creation of a close-knit community; to others, as Kuzma has come to realise, the term is synonymous with “globalisation”, “corporatisation”, and the spreading uniformity of thought and customs. The students  at the Royal Institute began to ask if it wouldn’t be more important to focus on their own national identities and roots, rather than the far-away concept of the “international community.” 

Artists today express a desire – or perhaps even a need, Kuzma added – to stand in opposition to art institutions themselves. The Kabul-based independent researcher Francesca Recchia was quick to point out that while this may be the case in Sweden, it is, as always, highly contextual. “If this is the reality in Sweden, then the artists of Kabul are seeking out institutions; it is the only way they can legitimise their art.”

The role of the institution in art education remains a subject of heated debate, with the exception of one undisputed point: art education should never deny the artist the right to express himself.

written by Lorenzo Lesana and Nadia Troisi
translation by Susana Puente Matos
ACME students

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