INSIDE #3

A STEP INSIDE THE ARTIST’S ATELIER

Lo scorso giovedì Openside ha invitato l’artista Yves Berger a parlare del proprio lavoro, guidato dalle domande della scrittrice e giornalista Maria Nadotti. Durante l’incontro l’artista, anziché provare a descrivere a parole le proprie opere, ha deciso di mostrarne alcune foto.

“La mia atelier? E’ come un’estensione di me stesso. Rende visibile ciò che è in me.” – Yver Berger

Le sue opere richiedono di posizionare sotto la tela una persona (la figlia, in una delle foto) al fine di abbozzarne ed evidenziarne la figura. Berger prende tutto il tempo necessario ad ultimare le proprie opere, spesso mettendo da parte il lavoro non finito durante i mesi estivi e tornare poi a completarlo in autunno. Elena Rizzi (ASK Bocconi) ha mostrato le foto dello studio dell’artista nella sua città natale sulle Alpi francesi, dove egli ha sviluppato il proprio processo creativo.

Ritenere un’opera “finita” è più una supposizione che una decisione definitiva per Berger, il quale a volte torna a modificare opere già esposte precedentemente. Inoltre, quando finisce un lavoro nel suo atelier, prova piacere ad esporlo all’aperto, sul ciglio della strada, per permettere ai passanti di apprezzarlo.

Berger è rappresentato a Milano dalla galleria Antonia Jannone. Alcune delle sue opere possono essere ammirate sul sito web della galleria londinese Art Space Gallery, dove nel 2013 presentò la mostra Mountain Grass. Maria Nadotti, giornalista, scrittrice, ed editrice anche di due documentari, ha curato un libro sul padre di Yves Berger, il critico d’arte e artista John Berger (scritto da John Berger stesso).

di Susana Puente Matos
traduzione di Adriana Ferrari
studenti ACME


Last Thursday’s Open Side conference invited artist Yves Berger to speak about his work, guided by questions from writer and journalist Maria Nadotti. Berger opted to show images of his work, rather than attempt to explain them himself.

Works like those shown above involve placing a human being (his daughter, in one example) underneath a canvas and sketching an outline of his figure. Berger takes his time completing them, often setting aside his unfinished work during the summer months and only returning to complete them in the fall. Elena Rizzi (ASK Bocconi) displayed photos of his studio in his hometown in the French Alps as Berger elaborated on his creative process.

“My atelier? It’s a kind of extension of myself. It makes visible what is inside me.” – Yves Berger

Deeming an artwork as ‘finished’ is more of a supposition than a definitive decision for Berger, who sometimes returns to already exhibited works several times over to revise them. When he finishes a work in his studio, he enjoys displaying it outdoors on the roadside for passersby to appreciate.

Berger is represented in Milan by the gallery Antonia Jannone. Some of his works can be viewed on the London-based Art Space Gallery’s website, where he had an exhibition in 2013, titled Mountain Grass. Maria Nadotti, journalist, writer, and two-time documentary editor, edited a libro on Yves Berger’s father, art critic and artist John Berger (written by John Berger himself).

by Susana Puente Matos
ACME student

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