INSIDE #2

ROUNDTABLE – “COSMOPOLITAN CANVASES. ART AND EDUCATION FACING GLOBALIZATION”

Il primo roundtable di openside si è svolto lo scorso 16 aprile. La discussione si è sviluppata intorno agli argomenti trattati dal libro Cosmopolitan Canvases. The Globalization of Markets for Contemporary Art edito da Olav Velthuis e Stefano Baia Curioni per Oxford University Press.

Stefano Baia Curioni, con il supporto di Laura Forti (ASK, Università Bocconi) ha moderato la discussione tra Ilaria Bonacossa (PAC / Museo Villa Croce), Patrizia Brusarosco (Viafarini), Adrian Favell (SciencesPo), Annie Ratti (Fondazione Antonio Ratti) e Angela Vettese (IUAV di Venezia). I partecipanti si sono interrogati su quale sia il ruolo dei mediatori nel sistema dell’arte contemporaneo e su come gli artisti possano posizionarsi all’interno dello stesso.

Stefano Baia Curioni ha introdotto la discussione descrivendo lo scenario attuale e i cambiamenti subiti dal mercato dell’arte. Negli ultimi vent’anni, infatti, il mercato è cresciuto drasticamente da un punto di vista quantitativo ed ha trasformato i sistemi di produzione e di giudizio delle opere d’arte. In particolare, la popolarità degli artisti è aumentata al punto di diventare quasi dei “brand”, mentre le gallerie e gli altri intermediari sono sempre più cruciali nella definizione degli appartenenti allo “star system”.

Il primo tra gli ospiti a sviluppare il tema relativo al rapporto tra arte ed educazione in un sistema sempre più globalizzato è stato Adrian Favell che ha scritto una sezione di Cosmopolitan Canvases sul  sistema dell’arte giapponese. Favell ha sottolineato che nel contesto attuale gli artisti, giovani e non, sono sempre più consapevoli del proprio ruolo e delle dinamiche del sistema. Questa coscienza rischia tuttavia di influenzare la produzione artistica e distogliere l’attenzione dalla dimensione estetica delle opere d’arte. Il professore ha poi descritto la situazione giapponese, dove solo pochi artisti, con il supporto di scuole e gallerie commerciali, sono riusciti a raggiungere una visibilità internazionale. Takashi Murakami ne è l’emblema, artista che sembra, per un osservatore esterno, rappresentare in toto l’arte contemporanea giapponese, rendendo difficile notare diverse espressioni artistiche. Il sistema dell’arte giapponese lascia poi poco spazio all’ingresso di attori esterni, a causa di idee politiche e culturali, e rafforza così la dimensione strettamente locale della scena dell’arte. Favell ha quindi concluso facendo riferimento agli studi esposti a openside e sottolineando che, nonostante le analisi socio-economiche siano molto importanti per la comprensione del sistema dell’arte non bisogna sottovalutare il valore puramente estetico delle opere.

Annie Ratti, artista e direttrice della Fondazione Antonio Ratti di Como, ha brevemente esposto il workshop per artistica della Fondazione. Attraverso la residenza, la fondazione si impegna a supportare giovani artisti di talento nella produzione delle loro opere e li sprona al confronto con la scena internazionale. Il successo di questa esperienza risiede nella possibilità di interazione e di formazione di relazioni, con l’artista ospite chiamato a curare l’insegnamento del corso ma soprattutto tra i gli artisti stessi.

La formazione di relazioni rappresenta un elemento cruciale per la crescita degli artisti e per il loro inserimento all’interno del sistema dell’arte anche per Patrizia Brusarosco, fondatrice e direttrice di Viafarini. Raccontando l’evoluzione di Viafarini, nata nel 1991 come organizzazione non profit per la promozione dell’arte contemporanea e sviluppatasi negli anni diventando archivio, centro di documentazione, spazio espositivo, residenza per artisti e curatori e luogo per il co-working è stato ribadito che la creazione di network tra artisti e istituzioni è fondamentale per la loro formazione artistica.

Ilaria Bonacossa, direttore artistico del Museo Civico di Arte Contemporanea Villa Croce a Genova e membro del Comitato Scientifico del PAC di Milano, ha espresso il suo parere sull’interazione tra gli artisti e il sistema dell’arte. In questo contesto sono le gallerie e i curatori a doversi preoccupare del funzionamento del mercato, mentre il focus degli artisti dovrebbe rimanere l’arte in quanto tale. Inoltre, l’importanza delle relazioni all’interno del sistema è stata nuovamente enfatizzata portando come esempio il museo di Villa Croce che, basandosi su un budget piuttosto limitato, è costretto a far leva sulle relazioni di fiducia tra artisti, curatori e l’istituzione stessa per fare mostre. La necessità di fiducia tra gli attori del sistema è dettata anche dal fatto che gli artisti detengono sempre meno il controllo sulle proprie opere, dovendo sottostare a ritmi incalzanti di produzione e di vendita. In questo modo, si trovano da una parte a conservare un numero molto ristretto dei loro lavori, e quindi a non poter costruire un patrimonio per se stessi, e dall’altra rischiano di dare eccessiva importanza alla quantità, a volte anche a discapito della qualità.

L’ultimo intervento è stato di Angela Vettese, direttore del corso di laurea magistrale di arti visive e moda presso l’Università IUAV di Venezia. Vettese ha considerato come sia la passione per l’arte che la volontà di lavorare insieme accomunano coloro che costituiscono il sistema dell’arte. Di conseguenza, anche se apparentemente il sistema può sembrare “corrotto” e “money driven”, in realtà comprende anche coloro che non prendono parte alla speculazione economica. Questi ultimi rimangono fedeli alla loro identità “locale” ed è proprio questa loro caratteristica a far risultare difficile la comprensione del loro operato e a costituire un ostacolo per il successo. Questo dualismo è presente anche a livello accademico: esistono scuole come St. Martins, UCLA e Bard College che contribuiscono alla costruzione del sistema improntato allo sfruttamento economico ed altre che invece non identificano la loro immagine con il successo dei loro studenti. Angela Vettese ha quindi concluso precisando la necessità di continuo confronto tra questi due poli in modo da prevenire che l’arte sminuisca il proprio valore estetico focalizzandosi solo su quello economico.

Il dibattito si è concluso chiedendosi se si possono considerare come parte di un sistema separato non orientato al mercato quegli attori del sistema che non riescono a raggiungere il grande pubblico e per i quali l’arte rappresenta un modo di pensare e di esprimersi. Tuttavia, l’esistenza o meno della condivisione di più sistemi rimane una questione controversa. Infatti, dalle risposte dei partecipanti è emerso che il sistema dell’arte è presidiato da una stretta e intima comunità di attori e i due aspetti, uno più orientato al mercato e l’altro relativo all’espressione dell’individualità, devono necessariamente comunicare tra loro.

di Vittoria Ciorra e Sabrina Nicolini
studenti ACME


 

Openside’s first round table was held on April 16th. The discussion revolved around the arguments discussed in Cosmopolitan Canvases: the globalization of markets for contemporary art, published by Oxford University Press and edited by Olav Velthuis and Stefano Baia Curioni. With the help of Laura Forti (ASK, Bocconi University), Baia Curioni moderated the discussion between Ilaria Bonacossa (PAC / Museo Villa Croce), Patrizia Brusarosco (Viafarini), Adrian Favell (SciencesPo), Annie Ratti (Fondazione Antonio Ratti), and Angela Vettese (IUAV, Venice). The participants discussed the role of mediators as well as that of the artist in today’s contemporary art system.

Baia Curioni began the discussion by describing the current condition and recent changes of the art market. In the past twenty years the art market has grown drastically in size, and with it the systems of art production and criticism have also undergone transformations. In such an environment, today’s artists can achieve a level of popularity akin to becoming a brand-name, while galleries and other intermediaries have taken up increasing crucial roles in deciding which artists partake in the “star system.” 

Adrian Favell, author of Cosmopolitan Canvases’s chapter on the Japanese art system, was the first to elaborate on openside’s theme, artists’ education in an evermore globalised art system. Favell underlined the fact that today’s artists, both young and old, are growingly aware of their own roles within the dynamics of the art market. This self-awareness, Favell continued, threatens to influence artists’ works in a way that detracts from their aesthetic value. Favell went on to describe the situation of the art market in Japan, where through the support of commercial schools and galleries, only a handful of artists have managed to reach an international audience. Takashi Murakami is one such case in point, an artist whose works have come to emblematise the Japanese contemporary art scene among an international audience while casting a shadow over the diverse spectrum of artistic expression available on a more local level. Entering the Japanese art system from the outside isn’t easy, either, thus reinforcing its strictly local dimensions. Favell concluded by emphasising the equal importance of socio-economic analysis and pure aesthetic valuation in understanding art systems. 

Annie Ratti, Artist and Director at the Fondazione Antonio Ratti in Como, briefly discussed the Foundation’s artist workshop, which supports young, talented resident artists in their work and brings them face-to-face with the international art scene. The residency programme’s success lies in the multitude of possibilities it offers for networking, between the internationally-renowned artist invited to teach the course and the artists and, above all, between the artists themselves. 

Founder and Director of Viafarini, Patrizia Brusarosco also agreed that networking represented a crucial element for the artists’ own growth and for their entrance into the art system. Brusarosco recounted Viafarini’s history, beginning with its founding in 1991 as an  NGO committed to promoting contemporary art. Over the years the NGO fulfilled this mission  through its transformation into an archive, exhibition space, artist and curatorial residence, and a co-working space – reaffirming once again the important link between network building among institutions and artists and the artists’ development.

The final speaker was Angela Vettese, Director of the MSc in visual arts and fashion at IUAV University, Venice. According to Vettese, it is those who exhibit both a passion for art as well as a willingness to collaborate that comprise the art system. Consequently, even though on the surface level the system appears to be “corrupt” and “money-driven”, in reality the same system also includes those who don’t take part in economic speculation and remain faithful to their ‘local’ identities. It is this characteristic that makes the greater public’s understanding of their work difficult and creates an obstacle to achieving more widespread success. The same duality is present on an institutional level in the academic sphere: schools such as St. Martins, UCLA, and Bard College contribute to the creation of a system characterised by economic exploitation, while others refrain from correlating their identity with the subsequent success of their students. Vettese concluded by insisting on the necessity of continuous confrontations between these two extremes, as a preventative measure against artists focusing on a work’s market value at the expense of its aesthetic value.

The roundtable came to an end with a discussion of whether artists with small audiences and for whom art represents a mode of self-expression constitute an entirely separate system. The existence of such internal divisions within the contemporary art system, however, continues to spark debate. The discussants concluded that, regardless of whether or not such divisions exist, the art system is a tight-knit community that gravitates towards two extremes – one more market-oriented and the other concerned with individual expression – which must not be permitted to drift too far apart from one another.

by Vittoria Ciorra and Sabrina Nicolini
translation by Susana Puente Matos
ACME students

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